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letra de il primo semestre - uochi toki

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quando inizia un anno — gennaio, il mese dannato — vi credete più morti che vivi, sepolti dai libri, incombenze incredibili. mollate gli studi, per favore! vi rendete conto benissimo che il numero di cose nuove ed interessanti che imparate in università è b-ssissimo. vi preoccupate delle nozioni come se davvero vi interess-ssero — non è così. lamentosi nel pub della città universitaria di turno dannata, sorseggiano e scorreggiano discorsi deprimenti, accusando gli stessi principi fondanti. mattinate raggelanti che io vivo p-sseggiando nei campi, cercando di destreggiarmi fra questi intorpiditi sedicenti studenti che battono i denti inconsapevoli del fatto che in un paesaggio freddo è il corpo l’unico generatore di caldo. state studiando? ah! per quale motivo? a chi servirà la vostra laurea? qualcuno vi sta costringendo? lo studio che praticate adesso può essere svolto autonomamente in un altro sistema? gennaio pone quesiti, e voi non li apprezzate perché siete impediti. ma d’altronde, chi vorrebbe uscire a fare due p-ssi con questo freddo? io sto tutto il giorno fuori, con questo freddo!

febbraio: il mese in cui non succede niente. ricorrenze etimologicamente prive di relazioni col gergo si festeggiano per dare un senso al tempo. mi dimentico con gioia il martedì gr-sso e san valentino mentre cammino su di un marciapiedino col p-sso dello stronzo, un manifestino mi comunica un modo alternativo per interpretare il 14 febbraio, vestigia di un carnevale che aveva un senso un tempo. io tiro dritto, penso e continuo a p-sseggiare al freddo

marzo: cambia la temperatura. annuso l’aria, la transizione che la gente apprezza aprendo la finestra smettendo di preparare la minestra. una scusa per iniziare generico
dopo il vostro inverno letargico — presi bene, bella lì — scuotete le gambe pr-nti a carpire i nuovi fermenti che vengono sempre da fuori per voi, mai attivi! sembra sempre che siano gli alberi, gli animali e le case a rendervi vivi
invece, quando ci penso, capisco di essere io a impedire a me stesso: se non esco di inverno è perché fa troppo freddo; io esco indifferentemente che ci sia in giro poca o tanta gente, voi, merde!, aspettate l’autorizzazione di una situazione, “bella raga, è marzo!, ricomincia la vita!”. la differenza fra voi e un animale è quasi nulla, che vi si privi dei pollici

ad aprile vi aprite, venite al mondo. potevate stare dove eravate: io vado in giro con laser, mazze ferrate, spade e coltelli per farvi capire che qui siete voi che non c’entrate. tutti? eeh beh, questa è un po’ azzardata. credevate mi fossi offeso quando mi avete vilipeso? adesso esigo eseguo condanne, avverto la polizia che vi state fumando le canne! pr-nto, questura? questa gente non si cura della natura! credono di rispettarla non mangiandola e non uccidendola, ma non sanno che l’allevatore -ss-ssino è l’uomo che conosce meglio il destino degli animali stessi: la sua vita inizia e finisce con quella del maiale, mentre voi mangiate verdure comprate al supermercato! siete lontani dai fenomeni terrestri che nei vostri discorsi tanto avete decantato. nasce nel sangue il mio rivolgermi a voi in aprile: facile, per voi, iniziare l’anno al quarto mese

in maggio immagino quello che si nasconde dietro l’allegria, la leggiadria di ragazze che non sanno quello che fanno. mi sfiorano: io mi consumo nell’acido cloridrico prodotto dal mio stomaco, mi allontano dal fenomeno, cerco una ragione degustando frutti di stagione, stabilendo una proporzione fra il vostro essere allegri per l’imminenza della vacanza e la mia consapevolezza di cosa sia la reale tristezza alla fine di una vacanza che non è ancora cominciata. sono proprio una merda, però riesco ad essere contento solo per il fatto che il paesaggio cambia: quello che voi chiamate contorno per me è sempre contorno, ma riesco a farmelo bastare. il 22 maggio penso a natale

giugno: anche in giugno non succede niente. alcuni si rodono a causa dell’obbligo scolastico, masticano intenzioni e proiezioni di voler fare cose: ma che belle giornate di sole! se per caso piove, riuscite nuovamente a dare la colpa al tempo. per quanto tempo ancora vi farete condizionare dalla stessa aria che condiziona anche me, ma in modo diverso?

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