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letra de casablanca - ultimo attuale corpo sonoro

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i momenti forti e decisivi della mia vita mi appaiono tali solo retrospettivamente, condannati sin dall’inizio a esistere solo come ricordi. durante le riprese di ”casablanca”, curtiz non aveva alcuna idea di come si sarebbe svolta la storia e di come si sarebbe conclusa. costruendo la sceneggiatura attimo per attimo, di scena in scena, seguendo l’ispirazione in rarissima forma di improvvisazione, dava forma compiuta alle incertezze incombenti dell’esistenza e alle sue disillusioni. davanti al girato di “casablanca”, è come se in ognuna delle mie notti insonni mi fossi riappropriato gradualmente della certezza d’essere uomo che sta invecchiando e che tenta di raccogliere i propri ricordi. il doppio paradosso della memoria sta nel fatto che più il p-ssato è lontano, più le scene che mi restano mi appaiono vive; ma il filo che le lega, al contrario, si fa più tenue, si confonde o si perde. attraverso le mie notti insonni, mai sature a sufficienza dalle eterne visioni di “casablanca”, ho amato imbarcarmi alla ricerca del punto oltre il quale avrei sent-to svanire la coscienza di non essere mai esist-to. questo lento ritorno nel tempo aveva qualcosa del viaggio esistenziale, di una spedizione sempre destinata al fallimento, verso la frontiera altra, quella dell’-ssenza. lungo quelle notti, stracolme di beata solitudine, attraverso “casablanca” ho amato rievocare e fare il montaggio dei miei ricordi, il girato della mia memoria. e non era poco quello che era in gioco; perché perdere il p-ssato, il proprio p-ssato (tragicamente, come nel morbo di alzheimer, che cancella per ultimi i ricordi più antichi, dopo un’estrema resistenza), vuol dire perdersi di vista: in altri termini, morire. in “casablanca” rick non è semplicemente amareggiato; non è semplicemente l’esplicazione dell’intransigente ruvidezza del tumultuoso. rick è la piena coscienza di uomo senza speranza. ha una storia, quella che dio gli ha riservato, che non può sopportare: è stato ingannato, tradito, da colei che idolatrava. accenno della malafede di t-to in “bérénice”, nel lampo del finale di “casablanca” rick non può fare altro che dare forma compiuta al ricordo dell’amore che oramai solo a lui appartiene; e sferra un taglio netto, sacrificando il sentimento all’onore e alla guerra. ed è forse per questo che, nel profondo, bisogna convincersi di una delle grandi verità del mondo: la verità che gli uomini amano veramente la guerra. eppure, nonostante uomo, nonostante uomo teso ad amare la guerra, immancabilmente, come la margot di musset, non posso evitare di piangere davanti allo spettacolo del dramma. per i volti, commossi e commoventi, in primo piano, di cui decifro le sfumature come se mi fossero destinate. per questo leggero ondeggiare negli atteggiamenti dei personaggi. per questo bisogno di tristezza e di bellezza che mi capita di provare di fronte ai luoghi deputati al dolore e alla separazione (come una stazione o un aeroporto), e che un ritornello, di tanto in tanto, fa riemergere; senza motivazione o con motivazioni troppo forti. perché ho bisogno di credere all’amore, all’eroismo e alla rinuncia; è per questo che seguo d’istinto la versione più romantica della storia, e, nei segreti della mia memoria, lascio che si realizzi il montaggio intimo e personale del mio film; questo film, il cui t-tolo, “casablanca”, ogni volta che lo pr-nuncerò risuonerà nella mia anima, in disperazione frastornata, come un ricordo venuto da lontano, di cui non potrò fare a meno, fino all’attimo della mia morte. il fascino del p-ssato e il desiderio del futuro che fanno l’intensità del presente. la p-ssione della donna all’orizzonte e l’amore del combattente ritrovato. l’alternanza di volti in primo piano e di profili che si dissolvono nel chiaroscuro dello schermo. l’alternanza di p-ssato in fuga e di avvenire in corso. l’alternanza di “as time goes by” e della “marsigliese”: fuochi che la mia immagin-z-one non cessa e non cesserà di reinventare e che mi sorprenderanno, ancora, ogni volta che i miei occhi, perduti, vi ricadranno. anche se “casablanca” non fosse stata finzione, chiedersi cosa sarebbe accaduto a ilsa e rick dopo la guerra non avrebbe senso. inconcepibile è immaginare un seguito a “casablanca” perché è impossibile, in amore, risalire il corso della vita. a casablanca, durante la guerra, la storia di ilsa e rick rimane aperta, possibile. dopo la guerra, è troppo tardi. questo dicono le parole di “as time goes by”. dicono tutto e il suo contrario. agli uni che tutto è sempre possibile. agli altri che non è più il loro turno. ma la musica non ha bisogno di parole per esprimerlo: tra la falsa malinconia di quelli che sanno che tutto può avere inizio e la vera tristezza di quelli che credono che tutto è finito, c’è lo spazio ambiguo della melodia senza parole che suona sul desiderio e sul rimpianto, sul desiderio del rimpianto e sul rimpianto del desiderio
come a lasciare aperta una storia che non può avere seguito

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