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letra de 090105 - swelto

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lui non aveva compiuto neanche vent’anni
quanto tempo avrebbe avuto per raccontarsi
quanti sbagli ingigant-ti si trasformano in traumi
troppo larghi quei vest-ti per provare a indossarli
troppo stretto quel corpo aveva sogni giganti
prima di sprofondarsi negli abissi nefasti
verso le fiamme del cielo che scompongono gli astri
verso le forze dal suolo che sconvolgono i piani

prese la rabbia di un uomo per partire da solo
coi bagagli gia pr-nti, ammaccati nei bordi
lividi e solchi, brividi e sogni
quel pensiero represso da un istinto perverso
fu scacciato dal vento sperando che non torni
prese forma col tempo nel freddo di quei giorni
quel silenzio latente offuscava le tende
per svegliarsi nel ventre la mattina seguente

usci’ di corsa, quindi chiuse il cancello
due minuti dopo lui in coda al casello
poi più veloce dei pensieri il cervello
a volte parla ridendo tende qualche tranello
corre forte invadendo fantasie variopinte
quel nove gennaio del duemilacinque
il gelo nei bordi la corsia si restrinse
la guerra dei secondi porta solo a sconfitte

tutti pr-nti a giudicare siete malelingue
ma il giudizio non è universale tra le righe
carreggiate sempre più vicine quali uscite
la via dell’ignoto porta a strade infinite
labirinti mentali poco dopo le curve giù
le lande del cielo, le emozioni più -ssurde al clou
la rabbia di un uomo porta a svolte cupe
quello sbando in un istante mise fine a quel tunnel
poi boom

ma forse è meglio ripartire da quel nuovo inizio
quando guardava in alto da quel precipizio
un angelo lo portò in braccio verso il supplizio
aveva le ali di piombo di chi atterra nel vizio
dopo quel grande tonfo nacque un nuovo tramonto
un uomo travolto da lame nel volto
il trono di spade, ora che il mondo ë pr-nto
una luce riapp-rs- da quel buio profondo

dopo quel lampo bieco, solo un altro segreto
da tenere più stretto, l’istinto ormai cieco
lui solo un allievo come nel film di karate kid
l’hip hop lo riportò in vita
“non puoi stare qui”, disse dietro al finistrino
da quel vetro la sua voce rimbombava come un grido
era l’impeto più cieco di chi sa starti vicino
della fede di chi crede e chiede cosa gli compete
con la testa nella macerie

non ci sono dicerie più vere
quando il diavolo ti chiede se tu hai sete
quando la ragione prende certe pieghe
la danza della morte rende i p-ssi crepe
voi sotto al piede, coi frutti marci
vi siete drogati in tempo per ricascarci
vi siete guardati dentro e dopo allo specchio
vi siete rialzati ma stavolta è diverso

vi -ssomigliate parecchio, questo è poco ma certo
il riflesso del vento sai riavvolge quei nastri
siete quei p-ssi falsi che si incontrano spesso
quell’istinto più vecchio si frantuma tra i palmi
magia nera nei campi, follia pura può darsi
è la natura dei grandi allontanarsi dagli altri
ma perchè rincontrarsi? siete cosï distanti
gli spasmi dei lampi, prima luce davanti
poi boom