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letra de quattro e quindici - gli occhi di chi ha fatto il vietnam

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neanche oggi la luna piena mi farà dormire. scuse che invento per provare a razionalizzare ciò che mi è impossibile capire, quando il battito del cuore è un tempo dispari impossibile da scandire e il tempo è un tesoro così prezioso che è impossibile da spartire
il mio vizio di parafrasare tutto ciò che mi si dice mi porta immancabilmente a tradurre con la parola “fine” tutto ciò mi sarebbe scomodo intuire, se l’ignoranza è il prezzo giusto da pagare per non rischiare di impazzire
chiudo il cancello dietro le mie spalle, il mio festina segna le quattro e quindici, vedo che è buio ed escludo che sia stato dio a sbagliare i ritmi, più probabile che siano i miei sempre più indefiniti e ridicoli. prenderei da bere, ma ho finito gli spiccioli
l’odore della pioggia a fine giugno è un misto tra quello delle caramelle a forma di coccodrillo delle bancarelle e quello della candeggina nelle bacinelle che da piccolo giocavo a farmi rimanere più a lungo possibile appiccicato alla pelle
tutto è ciclico, e spesso puntuale, come la storia, la moda, le stagioni, la fortuna a quanto pare, e la paura di dormire, che poi forse è di sognare, senza più controllo sulle sensazioni inconsce che le suggestioni della vita reale possono generare
ci sarebbe da capirlo ed aspettare che la paura passi per attenderla tornare, questa volta con in mano un block notes, una penna, una buona storia da raccontare, e una bottiglia di qualcosa che mi faccia stare bene prima che mi faccia stare male
non ho chiesto io a questa luce di entrare da quella finestra, ma ci saremmo potuti mettere d’accordo prima, finché infuriava ancora la tempesta. e adesso che c’è freddo e basta, e la pioggia se n’è andata, un gatto mi guarda e penso “chissà cosa pensa”, e chissà se pensa “chissà di me che cosa pensa”