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letra de tasche vuote cuore pieno - hypnoticsmiley

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sveglia prima dell’alba, l’ombra di una città che dorme beata, io in piedi per necessità. un altro giorno schiavo, nel cemento e nel bitume, entro quando è notte, esco che non c’è più lume. schiavo del sistema, un loop senza pietà, torno che voi dormite, la vita che va in latitanza. mi chiedete: “papà, ci porti a scuola tu?” ho un nodo alla gola, rispondo: “non posso, non posso, sono al lavoro, blue.” ogni volta che dico di no, è una pugnalata qui, vorrei darvi il mondo, ma ho solo gli addi e i saluti. zero nel portafoglio, l’eco vuota di un metallo, mentre il calendario urla: “è già ora di salto.” (di arrivare a fine mеse)
cuore immenso, un palazzo, anima gigantе, ma le tasche vuote, purtroppo non è un diamante che compensa il conto, che paga la bolletta. non ho più voglia di questa vita stretta. schiavo di un sistema marcio che ci vuole in ginocchio, lavoro come un cane, l’unica cosa che non manca è l’occhio a terra, a contare ogni centesimo e respiro. questa è illusione, non è democrazia, è un tiro (uno sparo) a salve, per chi non si sveglia dal delirio
vado a far la spesa, e qui il cuore mi si sp-cca, vedo facce stanche, mani che frugano la pacca di un bidone al super, l’ultima speranza cruda, un pasto per domani, in questa città muta. poi accendo la tv, il rumore mi assale, scioperi e proteste per un evento globale. al di là dell’oceano, il dramma è importante, sì, ma qui i miei vicini lottano per i loro dì. lavorano fino alla morte, per non affondare, è un controsenso amaro che non so spiegare. forse è la paura di perdere quel poco che ci resta, teniamo la testa bassa, per non finir la festa. quando chiama la crew: “hey, usciamo, c’è una pizza!” devo inventarmi cazzate, una bugia che è un’eclissa. pizza o spesa? la scelta è un lusso che mi toglie il sonno, stanco di mentire in questo mondo che mi stronca al suono (al suono della cassa)
parlano di libertà, la chiamano civiltà, ma questa non è vita, questa è solo schiavitù. siamo pedine stanche, in scacco sul tabellone, in un mondo corrotto, dove vince il più mascherone. non so perché lo scrivo, non so nemmeno per chi, forse è solo sfogo, l’inchiostro che urla qui
cuore immenso, un palazzo, anima gigante, ma le tasche vuote, purtroppo non è un diamante che compensa il conto, che paga la bolletta. non ho più voglia di questa vita stretta. schiavo di un sistema marcio che ci vuole in ginocchio, lavoro come un cane, l’unica cosa che non manca è l’occhio a terra, a contare ogni centesimo e respiro. questa è illusione, non è democrazia, è un tiro
a salve, per chi non si sveglia dal delirio
la colpa non è del sistema, non è del mondo, non è del karma. la colpa sta nel cuore che metto in questa penna, nel fuoco che non si spegne, nel testo che mi sferra. peace

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