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letra de cenere e asfalto - hypnoticsmiley

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yo. questa è la traccia. per chi è rimasto in piedi. ascolta
rialzato dalle ceneri, fratello, quante volte? ho il cuore blindato, ma le cicatrici sono molte. non mi hai spento a metà, non mi spegni adesso, no! sono il fuoco che brucia dove il mondo ha detto: “stop.” dalla strada al microfono, la voce non mi trema, oggi sono mezzo matto, ma la mia è la scena. la mia storia è hip-hop, cruda, vera, senza tema!
conto i traslochi non gli amici, valigie e cartoni ovunque. cambiava il panorama, restava la solitudine che punge. vedi i vetri rotti? sai che quelli sono i miei legami andati, perso i contatti, perso il sangue, persi tutti i miei compagni fidati. ho visto la morte fare l’occhiolino, portarsi via la crew, restare solo in piedi, quando ogni cosa era finita, era giù. ricordi sbiaditi, liti in famiglia, un maledetto casino, la casa un campo di battaglia, senza un briciolo di destino. ho fatto i chilometri, ho imparato a non fidarmi mai di un volto, ho lasciato un pezzo d’anima in ogni fottuto trasloco, mai risolto. ora il mio flow è il trasloco: sposto le parole, le piazzo dove voglio, e non mi fermerò finché non chiudo il mio capitolio
rialzato dalle ceneri, fratello, quante volte? ho il cuore blindato, ma le cicatrici sono molte. non mi hai spento a metà, non mi spegni adesso, no! sono il fuoco che brucia dove il mondo ha detto: “stop.” dalla strada al microfono, la voce non mi trema, oggi sono mezzo matto, ma la mia è la scena. la mia storia è hip-hop, cruda, vera, senza tema!
poi la discesa, il fondo, il cemento come letto freddo, la testa nel fumo denso, l’anima che cerca rispetto. alcol e erba un anestetico per non sentire il freddo fuori e dentro, perso nel buio, ogni giorno un maledetto debitore del tempo. le notti sulla strada, solo un giubbotto a fare da scudo, sentivo il giudizio di tutti, quel fastidioso e acuto mormorio nudo. sotto il ponte, in mezzo al nulla, ho trovato la ragione, una scintilla che dice: “non ti arrendi, b-st-rdo, alzati, reagisci!” loro venivano in gruppi da cinque o sei, coi piedi e coi pugni, volevano vedermi a terra, pieno di lagune e disgiunzioni. sp-ccato, rotto, sangue sul marciapiede a fiumi sparsi, pensavi fosse finita? pensavi che potessero spegnersi i miei sguardi?
ma non mi sono arreso, la mia schiena è di cemento armato, ogni osso rotto è un contratto che ho siglato col fato. sono passato dalle fiamme vive, ho imparato a non bruciare, ora porto addosso il caldo che nessuno mi potrà domare. il dolore è un tatuaggio invisibile, inciso sul mio sterno, la mia mente è un bunker, ho vinto il mio personale inferno. mi hanno dato del folle, dello scarto, del deviato, hanno riso della mia fame, del mio essere un reietto, uno sbandato. ma il rap è la mia cura, la mia voce, il mio terapista, sono l’mc che sta in piedi, l’ultima in una lunga lista. il mio micro è un’arma, carico parole come proiettili veri, sono ancora qui, mezzo matto, a fare la storia, tu non c’eri!
guardami negli occhi, senti questo flow… sono vivo, sono qui, il mio show non fa ciao. se mi rompi, torno intero, ho il sapore del ferro. mezzo matto, sì… ma l’inferno l’ho già visto. e vinco io. pace

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