letra de aspettative - hypnoticsmiley
luce dei riflettori, sono sul palco, non per un concerto, ma per la recita infinita, dove ogni mio gesto è coperto. dicono: “lavora e non ti lagnare”, come se il sudore fosse un vanto, senza un accenno al pianto, all’anima che sta sotto il manto. padre modello, presente, il figlio che porta orgoglio, il contratto non scritto di una vita perfetta, a tutti gli effetti. ma io sono un vulcanino sin dalla nascita incandescente, mi chiedono la calma olimpica, la mente fredda e accondiscendente
vorrebbero il diеci e lode, il massimo splendorе, quando porto il nove, sento solo un’ombra di rancore. “potevi fare di più”, “manca quel piccolo dettaglio”, e resto in bilico, un’ombra al confine del loro bagaglio
sono la pecora nera nel gregge di desideri, catturato dalle maglie delle vostre preghiere. do il cento per cento, eppure è sempre troppo poco, il bersaglio si allontana, il mio fuoco si fa fioco. porto il peso, carico ogni speranza sul mio dorso, ma per voi il mio percorso è solo un timido abbozzo. queste aspettative caricate, mi lasciano senza fiato, volete l’eroe che non sono mai stato
mi guardo allo specchio, vedo un soldato in trincea, la corazza lucida, ma dentro c’è una marea di dubbi, l’ombra della mia pazzia. voi vedete la facciata indistruttibile, il ferro, il cemento, ma non sentite il rumore della mia anima in lento spegnimento. devo essere il pilastro, quello che regge l’uragano. se alzo la voce, se sbotto, se perdo il controllo un istante, vedo delusione negli occhi, un silenzio assordante. trent’anni di testa calda, non si cancellano con un ordine, mi chiedo quando potrò gettare l’armatura e l’ordine. questo doppio standard mi consuma, mi lascia a terra esausto, voi mi chiedete la pace, io porto il fardello dell’olocausto
questa è la mia confessione, dal fondo di un bicchiere vuoto, mi chiedete la forza, ma io sono qui, rotto e ignoto. sono stanco di recitare la parte del “senza macchia e senza paura”, mentre dentro urlo che la mia vita è una fregatura. non si tratta di non volere, ma di non potercela fare al vostro livello, prosciugato da ogni vostro desiderio proiettato. vi chiedo: “quando è abbastanza?”, e non mi risponde nessuno, solo l’eco di dieci su dieci, come se il mio nove fosse un digiuno. mi sento un bluff, un impostore, in questa gara di perfezione, non sono il vostro progetto, non sono argilla da modellare, sono un uomo con cicatrici, che impara ad respirare
sono la pecora nera nel gregge di desideri, catturato dalle maglie delle vostre preghiere. do il cento per cento, eppure è sempre troppo poco, il bersaglio si allontana, il mio fuoco si fa fioco. porto il peso, carico ogni speranza sul mio dorso, ma per voi il mio percorso è solo un timido abbozzo. queste aspettative caricate, mi lasciano senza fiato, volete l’eroe che non sono mai stato
e a volte vorrei solo sentire: “va bene così. sei abbastanza.” solo per un secondo… ma il silenzio è pesante… e il voto non basta mai. mai
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